Giuseppe Denti all'opera
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prof. Giuseppe Barbieri 2007

 

“Percorsi diversi”
24 novembre 2007
presentazione del prof.Giuseppe Barbieri

Il titolo “Percorsi diversi” dato alla mostra è pienamente attinente a ciò che l’artista vuole proporre: varie le forme espressive,le tecniche,l’uso dei materiali, le sperimentazioni che tracciano un percorso multiforme di Giuseppe Denti. 

La prima sensazione è quella di una forte coerenza e certamente anche di un’evoluzione che è
diventata più precisa, sia nelle scelte tematiche, che Denti ha mantenuto e perfezionato nella tecnica che aveva già avuto un suo punto di conseguimento all’inizio di questo decennio, e sia anche negli interessi nuovi, nei nuovi temi.
Cinque anni fa, nell’introduzione al catalogo,  si era parlato di un autoritratto dell’artista che aveva sentito il bisogno di mettere a fianco della propria immagine una specie di sintesi di quelli che erano i suoi temi preferiti; oggi non ne sarebbe più bisogno: se Denti facesse un nuovo autoritratto non avrebbe bisogno di indicare i suoi temi, parla il suo modo di fare pittura, un modo che è giocato pressoché interamente sul colore, anche il bianco è colore, anche il Libro d’Artista,recentissimo,il titolo è “Bianco colore”: sembra un non colore, oppure un amalgama di colore, oppure una risultanza di colori; i colori primari danno una luce bianca; ma togliere il colore a Denti sarebbe veramente privare, rinsecchire completamente la sua fonte d’ispirazione.

L’artista affronta un tema ben preciso, quello della musica; è un interesse, un’esigenza di esprimere un soggetto legato alla musica che è da Denti sentito sin dai primi anni ’90.
Il tema pittura-musica è un tema difficilissimo, perché sono due arti importanti, antichissime che
però sembrano antitetiche; solitamente si dice che la pittura è la poesia del silenzio, è difficile
esprimere la musica, ciò non ha impedito agli artisti nella storia, nei secoli, di misurarsi con il tema
della musica, degli strumenti musicali, del suono.
Alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento gli storici dell’arte pensavano che ci fosse una
attinenza tra un certo modo di sentire e l’appartenenza ad un’identità nazionale o specifica di fronte alla nazione e un certo modo di sentire il discorso figurativo.

Denti è nato a Cremona, è una nascita pittoricamente occasionale, nel senso che la sua formazione si è svolta a Como, ma qualche cromosoma evidentemente, se vedete la scelta prevalente degli strumenti,i violini, che entrano nel soggetto di queste opere, qualche cromosoma cremonese è rimasto ed è rimasta la passione per uno strumento semplice,fatto, chiaramente sapendolo fare, così come lo sapevano fare a Cremona nel Settecento, con legni poveri, ma con tanta pazienza ed un’abilità artigianale straordinaria.
Visualizzare i sensi: ma come si fa a far ascoltare un dipinto? ma come si fa a far gustare la mela che Paride sta dando ad una dea oppure che  un puttino sta annusando in un dipinto del “Trionfo di Venere” di Tiziano al Prado? Come si fa a far entrare gli altri sensi nella percezione che è fondamentalmente ottica come nelle opere di Giuseppe Denti? la soluzione che Denti ha trovato è quella di mostrare la musica attraverso il colore; il modo di mostrare la musica è di mostrarla con il colore, ma questo già lo pensavano nel corso del Settecento e ancor prima, nel Seicento, quando si sperimentava il modo di collegare una particolar nota ad un particolare colore per stabilire delle corrispondenze precise, fin troppo precise per essere vere, ma appartenevano allo spirito scientista di quell’epoca: far corrispondere ad ogni nota, ad ogni corda pizzicata, ad ogni tasto del pianoforte suonato, un colore. 
 

Nell’interno di questi “Percorsi diversi” si sta imponendo come tema importante quello della musica, perché è un tema classico, difficile, è una sfida per un pittore…ma Denti si misura coraggiosamente e si misura anche tecnicamente, ponendo, ad esempio, la figura del violinista, raffigurata in un dipinto interessante,  collocata in uno spazio interamente occupato da un piano cromatico: è un’innovazione rispetto ad altre sue opere del periodo precedente, che ci presentano spazi ben definiti, ben articolati; sembra una scelta facile, di maggior semplificazione, in realtà non è vero perché bisogna trovare il coraggio dentro di sé per non affidarsi a troppi colori e poi ridurre all’essenziale il proprio segno è l’obiettivo del percorso di ogni artista. 
 
L’altro tema affrontato è quello della figura che viene risolta semplicemente con dei solchi, con un colore che cresce dalla superficie del supporto o che procede per avvallamenti; è il modo che Denti ha ormai da tempo di risolvere la figura, in particolare quella femminile; un modo figurativo, più analitico,lo troviamo nell’opera”I volti nel tempo”; anche in questo caso, e questo è importante   che accada, si va verso una rarefazione, una sintesi, dove quello che caratterizza l’opera non è più una fisionomia, un naso,la presenza di un occhio, di un colore piuttosto di un altro; il colore si fa espressionista, non ha più bisogno di mantenere il realismo della raffigurazione, ma, come nel caso delle onde sonore, come nel caso di quello spazio giallo che presidia il suono del violinista, risolve tutta la composizione e ci comunica un’emozione, perché, e questo è una delle cose più evidenti di fronte alle opere di Giuseppe Denti, e cioè non sono opere che si risparmiano, che non cercano di coinvolgerci, che non chiedono un nostro coinvolgimento anche emotivo; questa è una cosa che è sempre stata tenuta presente dall’artista e mi pare che progressivamente, io ho la testimonianza di questa misurazione quinquennale,abbia segnato in questi ultimi anni un notevole passo in avanti.

 

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…Sperimentare una tecnica,cercare la più adatta ed efficace
per l’immagine che hai dentro e che vorresti diventasse viva anche per gli altri!

  Giuseppe Denti